COME ARRIVARE
- Da Roma: dista dalla capitale
45 km; si percorre la via Cassia fino a Monterosi: qui si devia a destra imboccando
il bivio per Nepi.
- Da Viterbo: dista circa 40 Km; si raggiunge percorrendo la via Cassia.
- Autostrada: percorrendo la A1 in entrambe le direzioni, uscita al casello
di Magliano Sabina, direzione Civita Castellana (distanza circa 25 km).
Situato su di un vasto promontorio tufaceo, cinto da due gole percorse dai torrenti Pùzzolo e Falisco, vanta origini riconducibili all'era preistorica, testimoniate da numerosi ritrovamenti archeologici. Secondo una leggenda il paese fu fondato ben 548 anni prima di Roma dal prode Termo Larte. Anche il nome è un retaggio dei tempi passati; deriverebbe da Nepa, che in Etrusco vuol dire acqua: è ricordata ancora per essere la città delle terme dei Gracchi, da cui sgorgano ancora ottime acque minerali. Città ricca di monumenti, è immersa in un ambiente di rara bellezza paesaggistica: ha affascinato scrittori del calibro di Massimo D'Azeglio e pittori come il Corot.
Nell'antichità vide il
succedersi di numerose civiltà, tra le quali ricordiamo i Falisci
e gli Etruschi, della cui dominazione restano numerose testimonianze: pregevoli
i resti delle mura formate da grossi massi tufacei, nei pressi di porta
Romana, e numerosi reperti, molti dei quali conservati nel Museo di Villa
Giulia a Roma. Dopo gli etruschi, fu la volta dei Romani: a detta di Tito
Livio nel 371 dalla nascita di Roma Nepi fu conquistata da Furio Camillo
che ne fece una colonia. Nei secoli successivi dovette più volte
subire le angherie di barbari e tiranni, fu persino invasa dai saraceni
che furono però sconfitti in uno scontro decisivo nella valle del
Baccano nel 915. Finalmente, nel 1131, divenne libero comune ma fu sempre
al centro delle continue lotte tra le famiglie aristocratiche che se ne
contendevano il governo: i Prefetti di Vico, gli Anguillara, gli Orsini
e i Colonna, poi, finalmente, i Borgia e i Farnese. Gli anni più
significativi furono quelli trascorsi sotto i Borgia, prima, ed i Farnese
poi. Nel 1499, sotto i Borgia, che godevano della protezione di papa Alessandro
VI, venne costruita la possente rocca, edificata su disegno di Antonio Sangallo
il Vecchio, con alte mura inespugnabili ancora visibili intorno alla città.
Con la nomina a papa di Leone X finì anche il ducato dei Borgia:
il nuovo duca della città non fu apprezzato dalla gente e per questo,
più volte cacciato. Il XVI secolo vide affacciarsi sulla scena politica
i Farnese che, con Pier Luigi nominato duca di Nepi, apportarono molte migliorie
all'assetto urbanistico e architettonico della città: con la supervisione
di Antonio da Sangallo il Giovane venne ricostruita la rocca Borgia più
grande e più forte. Quando nel 1545 i Farnese ottennero il ducato
di Parma e Piacenza, concessero in permuta alla Camera Apostolica il ducato
di Nepi. Nepi rimase sotto il dominio della Santa Sede fino alla proclamazione
del Regno d'Italia. Nel 1798 fu teatro dello scontro tra le truppe francesi
e le milizie borboniche: vi furono centinaia di morti e andarono irreparabilmente
distrutti il Duomo e l'Archivio Vescovile.
Oltre che per le acque minerali, Nepi si distingue anche per la produzione
di ottime carni bovine, tanto che a livello provinciale, è seconda
solo a Viterbo
La Cattedrale, Chiesa di Santa
Maria
La chiesa, maestosa e solenne, fu edificata in tempi diversi, a partire
dal V secolo, sopra un preesistente tempio romano, probabilmente intitolato
a Giove. Una seconda costruzione risale al secolo IX e si deve al vescovo
nepesino Innocenzo Pegatesco che volle portarla all'antico splendore dopo
la distruzione, avvenuta nel 568, ad opera dei Longobardi di re Alboino.
Fu continuamente rimaneggiata fino al secolo XIII, quando vennero aggiunti
la cripta e il campanile. I lavori vennero nuovamente ripresi nel 1501/1503,
con la costruzione dell'atrio, voluta dal cardinale Francesco Borgia e nel
1560, con la realizzazione di una vetrata impreziosita dalle immagini della
Vergine Assunta e dei Santi Tolomeo e Romano. Anche nel secolo XVII vennero
apportate alcune modifiche: nel 1608 fu costruito il soffitto ligneo a cassettoni,
nel 1647 la 4° navata e nel 1752 la 5° navata. A questo punto la
chiesa era ormai terminata ma, il 2 Dicembre 1798 venne completamente distrutta
dalle armate di Napoleone Bonaparte per essere ricostruita nel 1831. Da
allora non subì sostanziali modifiche.
L'interno, a cinque navate, custodisce alcune lapidi antiche ed un sarcofago in cui è raffigurata la caduta di Fetone in Mare. La cripta, composta da nove piccole navate con tre absidi del secolo XI, sfoggia alcuni capitelli medioevali istoriati da figure di animali. Preziosissime la statua di San Romano, attribuita alla scuola del Bernini, e il trittico di Giulio Romano, raffigurante il Salvatore, del XVI secolo. Altre opere non trascurabili ornano la Cattedrale: la Fonte Battesimale in marmo realizzata nel XVI secolo; un San Girolamo probabilmente del Mantegna; due piccole tavole attribuite al Perugino raffiguranti i Santi Romano e Tolomeo; una Immacolata Concezione della scuola del Sassoferrato.
Palazzo Comunale e Museo Civico
Il palazzo fu fatto costruire da Pierluigi Farnese nel 1542, nell'ambito
dei lavori effettuarti a Nepi per migliorare la struttura architettonica
ed urbanistica della città. Realizzato con la supervisione di Battista
Sangallo, su disegno di Antonio da Sangallo il Giovane, non era ancora terminato
alla partenza di Pierluigi per Parma e Piacenza: terminato negli anni successivi,
fu nel tempo più volte rimaneggiato. Dalla facciata del palazzo spicca
la maestosa torre civica, con orologio e campana. Nel 1727, per celebrare
il nuovo acquedotto, venne chiuso un arco del portico per incastonarvi l'emblema
della città una preziosa fontana, progettata dal Barigioni. Ancora
tra il 1743 e il 1749 subì ulteriori modifiche.
Oggi il Palazzo Comunale ospita un museo archeologico che espone reperti
provenienti dalle necropoli della zona: ceramiche etrusche, falische e romane
dal IV al I secolo a.C..
ORARIO:
Invernale, mattino 10.00 - 13.00, pomeriggio da venerdì a domenica
15.00 - 17.00;
Estivo, 10.30 - 12.30, 17.00 - 19.00. Chiuso martedì.
La Rocca dei Borgia
La rocca, progettata per Rodrigo Borgia da Antonio Sangallo il Vecchio,
venne costruita su preesistenti fortificazioni di epoca etrusca, romana
e medioevale: a seguito di recenti scavi è stato rinvenuto un arco
etrusco in pietra, appartenente probabilmente alla cinta muraria, sotto
il quale si sviluppa una strada, lastricata dai romani, con il suo bellissimo
basolato.
Prima dei Borgia, il castello era appartenuto ai prefetti di Vico, alla
contessa Matilde di Canossa, agli Orsini, ai Colonna, agli Anguillara. Sembra
che anche Lucrezia Borgia abbia soggiornato qui per un breve periodo. A
forma rettangolare, con possenti mura che costeggiavano il centro abitato,
mostra ancora i segni delle precedenti edificazioni: la torre quadrata di
epoca romana, racchiude i resti di una costruzione etrusca. I quattro bastioni,
uno per angolo, hanno dimensione diversa, a seconda della funzione strategica
che dovevano rivestire: più piccoli i due all'interno della città,
più grandi quelli all'esterno. Particolari le iscrizioni che si trovano
sulle loro pareti interne: in esse si racconta la storia della rocca. Le
scale a chiocciola che collegavano le torri al castello sono quasi completamente
nascoste da una fitta vegetazione. La zona abitata del castello, quella
all'interno delle mura, è alquanto deteriorata: si possono ammirare
una grande sala rettangolare e due quadratiche, mentre di tutte le altre
restano solo pochi scorci di muro a volte affrescati. Molteplici danni alla
costruzione vennero apportati dai francesi che invasero Nepi nel 1798.
Chiesa di San Biagio
La chiesa, datata intorno al X secolo, si fregia di una bellissima facciata,
realizzata in tufo a faccia vista, nella quale sono visibili frammenti di
marmo di epoca romana. L'interno è ad una sola navata con volta a
capriate e pareti lisce. Alla sinistra del presbiterio, sopraelevato e con
ciborio, è situato un tempietto votivo intitolato a San Biagio, in
cui si possono ammirare affreschi risalenti al XV secolo. La cripta, situata
più sotto, è caratterizzata da massicce colonne a sostegno
della volta a crociera.
Chiesa di San Tolomeo
La Chiesa, inaugurata nel 1606, fu voluta nel 1542 dal duca Pierluigi Farnese
che aveva fatto demolire quella più antica, situata presso le catacombe,
per ragioni strategiche. Il progetto originario fu opera di Antonio da Sangallo
il Giovane ma, nel corso del tempo, la chiesa è stata più
volte rimaneggiata e, oggi, solo la cripta sembra essere quella voluta dal
Sangallo. Ancora nel 1900 furono apportate alcune modifiche, come l'aggiunta
della cupola in corrispondenza del transetto. L'interno, costruito ad una
sola navata, si caratterizza per il meraviglioso transetto, circondato da
un'ampia abside terminale. Si compone di otto altari più l'altare
maggiore; di questi alcuni, risalenti al secolo XVII, sono realizzati in
legno dorato e di ottima fattura.
Catacomba di Santa Savinilla
Accessibili attraverso la vecchia chiesa di San Tolomeo, riaperta al pubblico
nel 1992, sono scavate nel tufo e costituiscono un'eccellente testimonianza
dei progressi raggiunti dalla Roma repubblicana ed imperiale nella realizzazione
delle tombe a grotta. Alcuni rintracciano in esse l'influenza del Cristianesimo:
secondo la tradizione furono qui martirizzati e sepolti i Santi Tolomeo
e Romano nell'anno 51.
sono sicuramente le più grandi del centro Italia. Le gallerie che le compongono, tre principali e tre diramazioni, raggiungono, in alcuni tratti, la lunghezza di trentacinque metri per una larghezza di ben tre metri e mezzo.
L'Acquedotto
L'acquedotto nepesino, che si erge tra colline e antiche mura, attraversa
il Rio Falisco, e si articola su un lunghissimo percorso. La parte monumentale,
lunga ben 285 metri, si muove su due livelli e si compone di trentasei arcate.
L'imponente opera, voluta dal Cardinale Giuseppe Renato Imperiali e progettata
da Filippo Barigioni, fu portata a compimento nel 1727 e a memoria dell'avvenimento
venne scolpita la fontana che adorna la facciata del palazzo comunale, dalla
quale, questa volta, sgorga l'acqua portata dall'acquedotto.
Le Terme dei Gracchi
Lo stabilimento delle acque minerali di Nepi, situato lungo la Via Amerina,
sorge nei Presi di Ponte Romano, poco distante da quelle che furono le terme
dei Gracchi, delle quali sono stati rinvenuti numerosi reperti di notevole
pregio. Proprio per questo motivo l'intera zona prende il nome di Graciolo,
per ricordare la nobile famiglia proprietaria delle terme. Le acque, magnesiache
e sulfuree, sono particolarmente indicate per la cura delle affezioni dell'apparato
digerente e della pelle. E' presente, nella zona anche una piccola sorgente
di acqua ferruginosa.